Epifanie di ferragosto SECONDA PARTE

Epifanie Di Ferragosto Terza Parte

Epifanie di ferragosto SECONDA PARTE

(II parte)

Epifanie di ferragosto seconda parte …il bastardo aveva leccato con avidità e lascivia il bordo della tazza, guardandomi negli occhi.

Quello sguardo mi invase sopraffatta.

Stavano per tornare i miei amori dalla spiaggia, “mi raccomando – gli dissi – non lavarla subito” presi la tazza dalla quale aveva bevuto e sorseggiai l’ultimo goccio rimasto.

Il porco non restò sorpreso, ma aveva occhi lucidissimi e arrossati.

Mi alzai e attraversai il viale sentendomi tutto il peso del suo sguardo incatenato al mio culo.

Sapevo come muoverlo per annichilire ogni forma di ragione in chi lo guardava.

Ci rivedemmo di nuovo la sera al bar.

Avevo messo una camicetta bianca non molto sbottonata, la mia quarta era evidente già così, su di essa si poggiavano le due trecce che mi ero fatta.

Trucco leggero ed una gonna corta nera plissettata.

Non aveva lo stacco di cosce di Belen ma i sandali con i lacci lungo il polpaccio liberavano la linea della coscia in un gioco di opposte civetterie carnali.

Epifanie di ferragosto seconda parte

Lui era più alto e ad occhio aveva una ventina d’anni in più, la barba rada ed un fisico massiccio.

Una bambola del peccato, quasi un frutto proibito era per lui.

Portai il bimbo a mangiare il gelato nella zona dei divani dove il maiale stava bevendo il suo amaro serale.

Glielo feci deglutire di colpo quando mi chinai per raccogliere la carta che mio figlio fece cadere.

Con le gambe tese mi piegai volgendogli le spalle, la gonna dietro si alzò leggermente, lo spazio sufficiente a fargli intravedere il punto dove le cosce iniziano a toccarsi dall’interno.

Non fu l’unico sguardo che mi sentii addosso.

Il sorriso che si aprì sulle sue labbra, sedendosi, diede il via alla restante parte dei respiri, bloccati in gola a chi aveva assistito a quel brano di antologia della provocazione.

Lui bruciava dentro come una fornace fuori controllo, ma non fece un solo cenno non un’alterazione del viso.

Il pomeriggio del giorno dopo era seduto fuori la veranda, io ero ancora eccitata da quei desideri soffocati che avevo raccolto la sera prima.

Adoravo la sensazione di morbide carezze che la seta del Kaftano distribuiva sulla mia pelle.

Questo turchese a fiori non aveva merletti, una lunga scollatura ed ampi tagli ai lati.

Quando accavallai le gambe dinanzi al suo sguardo, il porco gustò il mio fiore rosa, si alzò ed entrò nel suo bungalow.

Da un momento all’altro mi avrebbe raggiunto l’odore del caffè. Dopo pochi minuti, invece lo vidi venire verso di me.

Aveva tolto il costume e indossava un pantaloncino di cotone leggero senza intimo, il suo cazzo si muoveva libero tra le cosce, evidente, come lo sguardo mio che restò incollato tra le sue gambe fin quando non mi fu di fronte.

Epifanie di ferragosto seconda parte

“Oggi niente caffè – disse – solo miele”. Mi morsi il labbro spingendo ancor di più la sua eccitazione e lui la mia dicendomi: “seguimi nel bagno degli uomini”.

Sei pazzo dissi quasi abbassando gli occhi e poi aggiunse, “lascerò la porta socchiusa, per tutto il tempo, vieni presto.

” No, risposi subito in modo automatico, ma il respiro trattenuto trasformò quel tentativo di negazione nel suo contrario, erano i miei occhi adesso lucidi e gonfi.

Mai una bugia aveva avuto così labili capacità di persuasione, in quel no c’era tutto il dolce sapore del proibito ed il senso della mia depravazione.

Il bastardo lesse tutto e si avviò: “Non metterci troppo” disse incamminandosi.

Corsi in bagno, un leggero sguardo allo specchio, mi sorrisi da sola, ero eccitata ed euforica dal collo al monte di Venere una sensazione di vuoto mi teneva sospesa cancellando qualsiasi percezione della realtà.

Quel fuoco che avevo avvertito in lui la sera prima, ora controllava il mio corpo ed i miei movimenti.

Folgorata come in una tempesta di fulmini, percorsi il viale fino ai bagni, quel breve tratto innescò un turbinio di pensieri peccaminosi,

quel porco spavaldo aveva scatenato inusitate voglie che si rincorrevano al ritmo del riff di Angus Young in Thunderstruck, indicibili ed inarrestabili…

Autore: Andy Mast

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