La Donna delle Pulizie

La Donna Delle Pulizie

La Donna delle Pulizie

Quella volta che ho fatto sesso con la donna delle pulizie

La donna delle pulizie: Sono in Italia da quasi dieci anni e parlo così perfettamente che nessuno si accorge che non sono di qua.

Ma per trovare il lavoro non è facile, perché ho fatto solo le medie e poi delle scuole serali ma non ho ancora il diploma.

E ormai penso che non lo prenderò più.

Sono iscritta a un’agenzia di modelle e ogni tanto faccio degli spot e delle foto, ho fatto un sacco di pubblicità così diverse che uno proprio non si potrebbe immaginare.

Per arrivare a fine mese faccio anche i servizi da un paio di signore e da questo ragazzo che davvero la prima volta che l’ho visto ho pensato che la donna che lo sposava era fortunata: bello, ricco, con una casa grande in pieno centro e un terrazzo su due piani!

All’inizio lo invidiavo, dico la verità.

Ma poi è passato il tempo e mi sono resa conto che mi sa che ha una vita abbastanza triste.

Vado da lui il lunedì, il mercoledì e il venerdì.

Lui non c’è mai, ma io riesco lo stesso a spiare la sua vita.

So che va in palestra, per esempio, perché trovo il borsone da svuotare.

Ne usa due identici, e ogni volta che vado trovo quello pieno di roba sporca che gli faccio ritrovare pronto con la roba pulita.

I preservativi

E spesso il lunedì trovo due, tre preservativi nel cestino del bagno.

Ecco, per esempio, io quelli li butterei da solo invece che farli trovare a una sconosciuta.

A me mi hanno insegnato così, o forse è solo che non sono abituata a essere servita.

Li trovo sempre di lunedì, mai di mercoledì, per esempio e non ho mai, dico mai, trovato tracce di una donna in quella casa.

Non una foto, non un vestito, un paio di slip. Mai. E son tre anni che lavoro per lui.

Mi sembra che abbia una vita tutta uguale e, sinceramente, poco divertente.

Credo di averlo visto due volte in tutto: il giorno in cui mi ha fatto il colloquio e un venerdì di agosto che è partito per le vacanze ed è tornato dall’ufficio prima del solito.

Poi un giorno entro in casa e me lo trovo sul divano con una coperta addosso e una faccia terrorizzata.

Si capiva che non si aspettava di vedermi.

Vabbè, figo è figo, anche con la faccia un po’ sciupata e la barba di due giorni.

Anzi, con la barba di due giorni è anche più figo.

Il momento che l’ho visto ho pensato ‘Come ti scoperei!’

E la seconda cosa che ho pensato è stata ‘Fortuna che mi sono messa carina.’

Che dopo avevo appuntamento con una mia amica per un aperitivo.

Quasi quasi non mi sarei cambiata, che le robe che uso per lavorare non sono il massimo, ma poi avevo questo aperitivo e non potevo tenere gli stessi vestiti.

Quindi niente, sono andata di là, dove tengo le scope e mi son cambiata.

E quando mi sono ricordata che avevo i tacchi mi è venuto quasi da piangere, perché uno non è che può fare i servizi con i tacchi addosso, sarei sembrata ridicola se non altro.

Ma l’alternativa, mannaggia a me, erano un paio di ZOCCOLI!

Che voglio dire sono comodi e me li ha consigliati la dottoressa, dice che fanno bene e tengono la gamba in esercizio, che io quando vado a fare i servizi faccio conto di andare in palestra e che mi paghino pure.

Ma davvero farmi vedere da quel fighetto con su gli zoccoli!

Insomma, torno di là e lui mi dice che va a farsi la doccia.

E appena sparisce in camera, io inizio a sistemare tutto, sembravo quelle che si vedono nei film quando mandi avanti veloce, ché volevo fargli trovare pronto quando usciva.

Poi a un certo punto mi sono resa conto che la porta della sua camera era aperta e l’ho visto con solo l’asciugamano addosso e i capelli bagnati.

Mamma com’era bono.

È un tipo muscoloso, ma non di quelli palestrati con il collo e le braccia enormi, perché è alto.

Però insomma, la tartaruga ce l’ha tutta bella disegnata.

Vabbè, torna in salotto e si capiva che era contento che avevo sistemato tutto.

Si è messo a guardare la tele e io dovevo fare la cucina, quindi stavo di là ma mi dava troppo fastidio e volevo far succedere qualcosa.

Quindi passavo davanti alla porta un sacco di volte e ogni tanto andavo a chiedergli se voleva qualcosa.

Lui mi ha chiesto tipo un bicchier d’acqua e ogni volta che mi avvicinavo mi mangiava con gli occhi, ma non succedeva niente.

E mentre ero in cucina che pulivo i fornelli speravo che lui arrivasse da dietro e mi sbattesse lì, sul piano di cottura e mi prendesse da dietro, senza neanche chiedermelo.

Ho capito che dovevo essere io a smuovere le cose.

Ho preso il mocio e mi sono messa nella posizione più sexy che potessi pensare e ho iniziato a passarlo lentamente sul pavimento.

Quando mi sono avvicinata alla porta mi sono fermata un attimo, ho allentato il grembiule, in modo che la scollatura era più profonda, poi ho iniziato a muovermi lentissima.

Appena sono passata davanti alla porta ho sentito i suoi occhi addosso: non avevo dubbi.

Mi sono piegata ancora di più in avanti, per dargli una bella panoramica dei miei pezzi forti e ho continuato come se niente fosse.

Prima di arrivare alla fine della stanza, che è piuttosto lunga, ho sentito un rumore leggero dietro di me ed ero sicura che era lui.

Arrivo in fondo, mi giro e ops! lui era là, con due occhi grossi così tutti addosso a me.

Penso di essere riuscita anche ad arrossire un po’, che comunque davvero mi faceva sentire nuda con quel modo di guardare.

Lui mi chiede un bicchier d’acqua e quando gliel’ho portato eravamo vicinissimi e ho pensato che mi stava per baciare ma proprio in quel momento ha fatto cadere il bicchiere con tutta l’acqua.

Sembrava fatto apposta. Cosa dovevo fare? Ho preso uno straccio e ho cominciato ad asciugare.

E lui non si spostava.

Io ero tipo in ginocchio con lo straccio in mano, con la testa fra un po’ tra le sue gambe e l’acqua era finita dappertutto, anche vicino ai suoi piedi e lui continuava a stare lì.

Volevo provarci ma avevo paura di fare la prima mossa, che magari non avevo capito la situazione, che magari lui stava lì, che ne so, perché aspettava che gli portavo un altro bicchiere. Boh.

Quindi mi fermo e mi asciugo le mani, come per dire che avevo finito.

Ho pensato ‘Se mi vuole chiedere qualcosa, me lo chiederà.’

E lui era sempre in silenzio e sentivo il suo respiro e vedevo i suoi pantaloni.

Mi sollevo un po’, finché la mia faccia arriva all’altezza della sua cintura, e si vedeva chiaramente che era duro ed era lì, praticamente a un centimetro dalla mia bocca.

E ancora non faceva niente! Gli uomini sono tutti dei gran fifoni.

Fan tanto gli smargiassi, ma poi non hanno il coraggio nemmeno di fare la prima mossa.

Gli ho aperto la cintura, gli ho tirato giù la cerniera. Niente.

L’ho guardato dritto in faccia e lui è diventato tutto rosso, ma ancora non faceva niente, il gioco era in mano mia.

Gliel’ho tirato fuori e ho iniziato ad accarezzarlo piano, che avevo le mani fredde e non volevo smontarlo.

Ma lui ha fatto un sospiro profondo, e ho capito che gli stava piacendo.

Anche perché la sua faccia aveva un mezzo sorriso e continuavamo a guardarci.

E piano piano la mano iniziava a scaldarsi e lui era sempre più duro e adesso sembrava lontano, perso nelle sue sensazioni.

Poi a un certo punto lo vedo tirare fuori un preservativo dalla tasca, e a me è venuto un po’ da ridere, che mi è sembrato come quei ragazzini che hanno sempre un preservativo nel portafoglio, per sentirsi più grandi. L’ho aperto e me lo sono messo in bocca e piano piano ho iniziato a srotolarlo su di lui, con la bocca e con le mani, spingendo i bordi con le labbra.

Lui ha fatto un suono e l’ho sentito cambiare posizione.

La donna delle pulizie

Ho immaginato che si fosse messo comodo per lo spettacolo.

Ho iniziato piano, come quando mangi il calippo e all’inizio così freddo che quasi ti brucia e tu vuoi semplicemente scaldarlo un po’, prepararlo.

E lo fai scorrere su e giù giusto per togliere quel velo di gelo che si forma sulla superficie.

Poi lo attacchi con la lingua, con piccoli tocchi, come farebbe una gattina che beve il latte, ché è troppo freddo, ma poi senti il ghiaccio cedere e lecchi il primo succo.

Allora te lo infili di nuovo, tutto, fino in fondo, serrando la bocca intorno al quel cilindro, sentendo le labbra diventare insensibili per il freddo e lui è sempre più succoso.

E tu lo fai uscire dalla  bocca e ti concentri sulla punta, succhiando, e lo senti disintegrarsi piano piano, sciogliersi e riempirti la bocca.

Solo che lui invece di disintegrarsi, diventava sempre più duro, lo sentivo fremere nella mia bocca e fuori di me con tutto il corpo.

Mi ha infilato una mano tra i capelli e me li ha stretti in un pugno, tirando piano senza farmi male. Ho iniziato a sentirmi eccitata anch’io.

Ero completamente circondata da lui, sentivo il suo desiderio e il suo volere e nello stesso tempo sapevo che ero io a guidarli, mi sentivo come quei tizi che tengono quattro legni in mano e da quei legni scendono i fili che muovono dei pupazzi.

Li ho visti una volta per davvero, a una sagra. Burattinai li chiamano.

Ecco, era così che mi sentivo, non so se si può dire, ma mi sembrava di essere la burattinaia del suo piacere.

Ero io che tiravo i fili, che lo mandavo in alto o in basso, che gli facevo trattenere il fiato, che decidevo se seguire il suo ritmo o fare il contrario.

E l’idea mi faceva bagnare. Per questo ho deciso che era tempo di finire, perché poi volevo averlo di nuovo dentro di me, ma da un’altra parte.

Quando l’ho sentito spasimare di piacere con tutto il corpo mentre faceva dei suoni strozzati con la gola, ho pensato che il sesso ha proprio tutta un’altra scala di valori dove non importa se sei la donna delle pulizie o il padrone di casa: la figa dominerà sempre.

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