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Mi ha usato come voleva e gliel’ho lasciato fare

Mi ha usato come voleva e gliel’ho lasciato fare

Mi ha usato come voleva e gliel’ho lasciato fare

Mi ha usato come voleva e gliel’ho lasciato fare

La mia storia nasce per caso in un lontano 05 agosto del 2000.

 

Non ho mai avuto il desiderio di fare sesso con un ragazzo gay. Non mi sono mai masturbato pensando a qualche uomo. Andrea ed io siamo migliori amici fin dall’età dell’asilo ed abbiamo sempre fatto un sacco di bravate insieme, come per esempio buttare l’acqua fredda addosso alle ragazze, suonare i campanelli, insomma ragazzate. Non mi è mai venuto in mente di fare sesso con lui, pur avendolo visto nudo tantissime volte.

Andrea ha un fratello minore (Roberto), anche lui è sempre stato con noi. All’epoca aveva appena compiuto diciassette anni ma gli piaceva comportarsi da persona molto più adulta. Ad Andrea e Roberto piaceva litigare spesso e, altrettanto spesso, Andrea chiamava suo fratello “pervertito”. Diceva che suo fratello era un’esibizionista e che, ogni volta che sua madre lasciava la casa, Roberto andava in giro nudo e si piazzava davanti la finestra con le tende aperte e giocava con il suo membro. Roberto si difendeva sempre dicendo che avendocelo molto grosso non era giusto tenerselo solo per sé.

Mi sentivo a disagio con Roberto. Era più basso di me di ben 10 cm, ma eccelleva sempre in ogni cosa che faceva. Però sono sempre stato curioso di sapere se aveva davvero più “attrezzatura” di me oppure era una cosa che si era inventato per sembrare più adulto.

 

Era il fine settimana, io ed Andrea avevamo deciso di fare una full immersion di telefilm/film/sagre in quel week-end e così sarei rimasto a dormire a casa sua. Ero nervoso mentre preparavo la roba per dormire nella sua stanza degli ospiti.

Quando arrivai a casa loro, Roberto girava per casa completamente nudo, così gli chiesi:

Perché?

e lui mi rispose:

Perché sono a casa mia e perché così mi sento più libero”.

Non che mi sentissi attratto dal suo corpo, ma il fatto che il suo pene oscillasse per la stanza mi innervosiva. Capii cosa intendeva dire per “la sua attrezzatura”, era il più grande pene che avessi mai visto! Da moscio deve essere stato lungo almeno 15 cm, figuriamoci se si induriva. Un’altra cosa di Roberto che mi aveva stupito è stata una grande scia di peli neri dall’ombelico ai genitali, mi sono dovuto girare dall’altra parte per non fissarlo.

 

Ero nella camera degli ospiti a sistemare le mie cose, quando improvvisamente Roberto entrò, si sedette sul letto ed allargò le gambe. Io abbassai lo sguardo e notai che gli stava diventando duro. Lui mi guardò, mi sorrise e mi disse:

C’è una cosa che puoi fare per me

e si guardò il suo cazzo duro. Sono diventato improvvisamente rosso peperone e chiamai immediatamente Andrea. Piano piano iniziai a dirigermi verso la porta della stanza, mentre Roberto rideva e mi disse:

Credo che tu abbia bisogno ancora di un po’ di tempo prima di provare veramente la mia bestia“.

Lo guardai di nuovo e mi ricordo che pensai:

Dio, quella cosa è proprio enorme!“.

Poi arrivò Andrea e lo buttò fuori dalla stanza e nel frattempo gli urlava:

Sei un porco, un maiale, anche con i miei amici, vergognati!”,

poco dopo si girò verso di me e mi chiese scusa.

 

Le cose tornarono alla normalità e per un po’ Roberto sembrava essere un ragazzo tranquillo, così ritornai a rilassarmi anche io.

Io e Andrea iniziammo la nostra maratona di telefilm/film/sagre, partimmo da Guerre Stellari, il nostro preferito! L’avevamo visto mille volte, ma continuavamo a guardarlo, ormai sapevamo le battute a memoria.

Ad un certo punto mi scappava la pipì, così mi diressi verso il bagno.

Avevo appena finito e stavo tirando su la cerniera dei pantaloni, quando mi sono sentito toccare la schiena. Mi girai di scatto. Roberto era lì davanti a me con il suo enorme cazzo in mano. Lo guardai e gli dissi:

Non ho intenzione di aiutarti con le tue porcherie!”.

Lui rise, mi afferrò per un braccio e mi spinse sul bordo della vasca da bagno facendomi sedere. Fu allora che notai che il suo pene era durissimo. Ero come ipnotizzato, non riuscivo a staccare gli occhi da quel enorme attributo. Così lui mi guardò e disse:

Ti piace questa merda, vero?”.

Quando i nostri occhi si incontrarono, il suo ghigno disse tutto. Lo guardai mentre si accarezzava il cazzo duro. Lo vidi lentamente allungare la mano verso la mia testa e mi disse:

“Sto solo prendendo la mira”.

Poi ho sentito la sua esplosione atterrare sulle mie guance. Lo guardai e mi disse:

“Adesso vai a prendere l’asciugamano!”.

Mi ha usato come voleva e gliel’ho lasciato fare.

Mi sentii umiliato ma, allo stesso tempo, devo ammettere che ero stato attratto dal controllo di Roberto. Era riuscito a farmi sedere ed a farsi guardare mentre si masturbava.

Mi vergognavo di dire al mio amico che suo fratello mi era venuto in faccia, allora ritornai in sala come se nulla fosse successo. E dopo circa 4 ora andammo a letto ognuno nella sua stanza.

 

Mi ero quasi addormentato quando ho sentito Roberto che mi diceva:

“Luca svegliati, ho bisogno di te!”

Ho realizzato quello che voleva mentre aprivo gli occhi, così gli dissi:

Roberto, vattene immediatamente dalla stanza, ora!

Allora lui si sedette sul letto e scostò i suoi pantaloncini per mostrarmi il suo cazzo duro. Io non avevo intenzione di avere alcun tipo di rapporto con lui, non ero gay e non mi interessava diventarlo. Quindi scostai le coperte e feci il gesto di scendere dal letto, quando lui mi guardò e si accorse che anche il mio pene aveva iniziato ad indurirsi. Mi fisso dritto negli occhi, mi appoggiò la sua mano sul mio pisello e mi disse:

“E questo cosa cazzo è! Lo vedi che ti eccito! “

Poi, il tempo di sbattere le ciglia e quando riaprii gli occhi avevo la sua erezione all’altezza dei miei occhi. Fu una frazione di secondo e mi ritrovai le mie mani sotto le sue, sopra al suo cazzo, che salivano e scendevano. Mi sentii nuovamente umiliato. La mia umiliazione aveva raggiunto un altro livello, quello da schiavo di Roberto.

 

Il mattino seguente ero molto teso. Non riuscivo a guardare negli occhi né Roberto né Andrea. Continuavo a pensare al perché avevo permesso a Roberto di trattarmi in quel modo.

Così decisi di andare via da lì. Avevo bisogno di riflettere!

 

(racconto di Aneleuma Zozun)

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